Flora

Nocciolo (Corylus avellana)

Il nocciolo (Corylus avellana) è uno dei più noti fra gli arbusti, forse più per la bontà dei suoi frutti che per l’aspetto della pianta in sé. E’ un arbusto legnoso alto in genere fino a 3-4 m, raramente di più, formato da un denso numero di rami eretti, che danno subito indicazione della forte capacità pollonifera di questa pianta. Infatti il nocciolo, come diverse altre piante latifoglie, ha la capacità di produrre polloni, cioè rami/fusti secondari che crescono dopo aver tagliato i rami principali o il fusto stesso. Molte delle piante pollonifere, proprio per questa loro caratteristica, sono anche piante definite colonizzatrici, in quanto riescono facilmente a ricrescere anche una volta danneggiate. Il nocciolo è fra le prime piante colonizzatrici, specie nei terreni incolti o nei pascoli abbandonati, arrivando a creare in alcuni casi delle coperture continue di soli noccioli, definiti corileti (dal nome specifico della specie). Questa sua caratteristica di pianta colonizzatrice lo si deve anche alla forte disseminazione compiuta da diversi uccelli e micro mammiferi, che si nutrono dei suoi frutti, ed alla forte capacità germinativa dei frutti stessi, che per ‘loro fortuna’ ogni tanto vengono ‘dimenticati’ e possono quindi dar vita ad una nuova pianta. Per tale ragione questa pianta caratterizza spesso il margine dei boschi o i terreni incolti. Poi con il tempo (intendendo nell’ordine di decine di anni) lasceranno il posto ad altre specie, quali carpini, orniello e faggio, essendo comunque una pianta che si trova nella fascia altitudinale compresa dalla pianura fino ai 1400-1500 m circa.

Dal punto di vista sistematico il nocciolo appartiene alla famiglia delle Betulaceae, che comprende anche la betulla, gli ontani ed i carpini. In alcuni testi si riporta una specifica famiglia per il nocciolo, quella delle Corylaceae (dal genere Corylus del nocciolo), ma pare più corretto ricomprenderlo nella famiglia delle Betulaceae.

Caratteristica evidente di questa pianta è la fioritura, che avviene già da gennaio e prosegue fino ad aprile (in funzione anche della quota), e che è data dagli amenti (con amento si intende un’infiorescenza a grappolo, data quindi da un insieme di fiori) maschili penduli, che precede la fogliazione, cioè la crescita delle foglie: ecco che in questo periodo già in lontananza si vedono delle macchie gialle ai margini dei prati date proprio dai noccioli in fiori. Dipendente in qualche modo dalla fioritura è anche la modalità di impollinazione: in questo caso non avviene tramite insetti ma attraverso il vento, e per questo si dice anemogama. A queste piante, che utilizzano il vento quale vettore del polline e per questo devono produrne in grandi quantità, si devono molti problemi di allergia. Tipico del nocciolo è anche quello di avere fiori unisessuali: i fiori maschili sono dati dagli amenti penduli di un colore giallo vivo, mentre i fiori femminili sono molto più piccoli, di color rosso-rubino. Altra interessante caratteristica legata ai fiori ed alla riproduzione del nocciolo è che ogni cultivar (che semplificado potremmo paragonare alla razza per quel che riguarda gli animali, quindi una suddivisione sottospecifica) è autosterile, e quindi i fiori maschili e femminile di una stessa pianta non riescono a riprodursi, ma servono piante diverse per permettere l’impollinazione.

Il nome del genere Corylus deriva dal greco ‘koris‘, che significa elmo, probabilmente per la forma dell’involucro che ricopre i frutti, mentre il nome specifico avellana deriverebbe da Avella, città avellinese, in quanto famosa per la ricchezza e la bontà delle sue nocciole.

Da menzionare l’uso che si faceva del nocciolo: oltre ad essere coltivato per il suo frutto, le nocciole, il legno era usato per fare pali, fra i quali le frasche dei fagioli, mentre i polloni più sottili venivano utilizzati per legare ed intrecciare, essendo molto elastici: si legavano le fascine di legna nel bosco. Un particolare utilizzo lo si faceva nella media valle del Piave, dove i pollini venivano utilizzati per legare assieme i tronchi e formare delle zattere per la fluitazione lungo il fiume fino a Venezia. Tra i pittori il nocciolo era molto noto ed utilizzato, in quanto con il legno si preparava un ottimo carboncino da disegno, mentre con il polline ricavato dagli amenti maschili si preparava il colore giallo delle tempere.

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